Crisi, una spirale perversa……

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imagesIn Europa nel primo trimestre del 2015 è salito il costo del lavoro (ULCs) dello 0,5%. La produttività rimane debole e negativa per lo 0,1% per la prima volta dal primo trimestre del 2014. Lo riporta l’Ocse in un rapporto diffuso alcuni giorni fa. Il costo del lavoro è definito come la spesa sostenuta dal datore di lavoro per impiegare lavoratori.

Una spirale perversa continua a dissanguare il nostro Paese e quelli che vi rimangono: la crisi non diminuisce, le aziende deboli chiudono creando ulteriore disoccupazione e riduzione di possibili posti di lavoro per i già tantissimi disoccupati, conseguenze alimentate anche dalle aziende più forti che licenziano per risparmiare sul costo del lavoro e che trasferiscono capitali e rami d’azienda all’estero.

I risparmi vanno sempre più esaurendosi, la povertà dilaga anche nell’ormai ex ceto medio, i consumi interni si contraggono sempre più a causa della mancanza e della riduzione dei redditi dei possibili consumatori, il sacrificio a cui sono sottoposti proprio i meno abbienti diventa sempre più insostenibile, i ricchi sono sempre più ricchi (ma devono destinare i propri investimenti ormai prevalentemente all’estero o cercare di accaparrarsi quelle residue ricchezze reali e monetarie che ancora resistono (per poco) nel Paese) e i poveri diventano sempre più poveri e gran parte di essi finisce per giungere a drammatiche decisioni .

La produzione, a causa della contrazione dei consumi interni, continua a calare determinando ulteriore crisi, licenziamenti, chiusure di esercizi. Nulla viene fatto per spezzare questo circolo vizioso, anzi i presunti “rimedi” stanno dimostrandosi ancor più deleteri, aggravando la situazione. Coloro che beneficiano di privilegi, posizioni dominanti, compensi e retribuzioni oltre ogni giusta parametrazione, non rinunciano a questo, nè accettano riduzioni ancorchè minime.

Molte sono le potenzialità che non riescono ad accedere al mondo del lavoro o che ne sono state cacciate fuori senza alcun valido motivo se non la pura valutazione egoisticamente economica, ma anche masochistica e deleteria per quanto sopra esposto. Tanta esperienza, competenza e capacità viene accantonata stupidamente creando emigrazione di cervelli all’estero (per chi può farlo) o situazioni drammatiche e disperate per chi non ha modo di farlo o di potersi reinserire nel mondo del lavoro ormai dominato solo da criteri di convenienza, sfruttamento e precarietà.

Un’ altra pesante conseguenza di questo impoverimento generale, di questo oceano di disoccupati/inoccupati è che oltre a danneggiare il sistema economico interno e la stabilità sociale, finisce per impoverire ancor più le casse dello Stato in quanto i soggetti ormai allo stremo, precipitati nel baratro della povertà o della sussistenza, sono proprio coloro i quali le alimentavano con contributi e tasse, che ovviamente, i potenti riescono sempre – più o meno “legalmente” – a evitare di corrispondere ……

Gennaro Mazza

 

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