Meditando su economia e lavoro

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imagesLa maggior parte degli ottusi ed avidi imprenditori, commercianti, datori di lavoro in genere – unitamente alle sciagurate azioni compiute dai nostri politici anch’essi ciechi, avidi e diversamente intelligenti – sta facendo un clamoroso Harakiri senza rendersi conto di quanto incida negativamente a se stessi e alla collettività, un loro comportamento che essi magari ritengono “astuto”.

In aggiunta infatti alla loro incapacità di investire oculatamente, di adeguarsi ai tempi, di far sì che ogni risorsa che concorre alla produzione e al reddito venga giustamente considerata, apprezzata e remunerata, essi compiono tutta una serie di atti più o meno leciti (dove per “lecito” si intende solo ciò che la colpevole complicità dei nostri politici consente) volti a ridurre all’osso quello che per loro tutti è considerato un terribile mostro da abbattere ad ogni costo: il famigerato COSTO DEL PERSONALE.

La contrazione di questo orribile spettro che ostacola, nella loro ottusa visione delle cose, in ogni modo la gestione aziendale (ma in realtà ciò che a loro interessa è il profitto personale), avviene riducendo sempre più il numero dei lavoratori, riducendo sempre più i salari e gli stipendi, rendendo sempre più precario, temporaneo, illusorio e schiavizzante ogni rapporto di lavoro subordinato.

Tutto questo aumenta a dismisura l’esercito di disoccupati, inoccupati, sotto-occupati, poveri e quasi tali, aumenta il disagio e le tensioni sociali, i rischi di microcriminalità, di criminalità più o meno organizzata, di ammalati, di suicidi ecc. ecc. con spaventosi costi, intesi in tutti i sensi, per l’intera società.

Gli stessi autori di tali nefandezze ne ricevono un ritorno negativo: riducendosi infatti sempre più il potere di acquisto delle persone (soprattutto di coloro che un tempo e per tanto tempo hanno assicurato i consumi di massa, e cioè il “ceto medio” in primis e a seguire tutti gli altri meno abbienti), la domanda di beni e servizi si riduce sempre più, rendendo sempre più difficoltosa la già complessa situazione in cui versano i commercianti, le piccole e le medie imprese soprattutto e se un tempo si poteva ovviare, almeno in parte e per qualcuno, cercando di vendere i propri prodotti all’estero, la crisi ormai mondiale, ha reso problematica anche questa soluzione.

Infine, ma non ultima questione, l’ assoggettamento a regolamentazioni ed accordi internazionali che hanno visto penalizzare di fatto le nostre produzioni, quelle che costituivano vanto e fonte di ricchezza per il nostro Paese, ha dato un ulteriore e definitivo colpo di maglio sulla nostra disastrata economia.

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